Cambiare si puo’

(di http://www.associazionearcipelago.it/)-

Relazione introduttiva

Avete tutti ricevuto i materiali che sono stati il frutto di una lunga discussione tra i soci di Arcipelago, e siete stati informati della nascita di un nuovo blog intitolato ai Liberi elettori che è in fase di implementazione. Perciò mi limiterò a poche parole di introduzione sulla situazione attuale, disastrosa e, crediamo, anche pericolosa e sui possibili rimedi per superare uno dei momenti più bui della nostra Repubblica.

Saltando a piè pari, nel senso che lo diamo per scontato, il giudizio su questi ultimi vent’anni di ‘Politica’ (che pure, sia detto tra parentesi, se hanno visto lo Stato indebitarsi sempre di più, hanno anche consentito agli Italiani, almeno fino all’ngresso nell’Euro, di accumulare risorse private – frutto dei risparmi di due o tre generazioni – in quantità considerevole, e questo vorrà pure dire qualcosa…) cerchiamo di esaminare la situazione attuale e brevemente illustrare i correttivi secondo noi efficaci per dare un senso nuovo alla democrazia Italiana.

La situazione vede i due maggiori partiti, incapaci di uscire da una ‘guerra’ senza esclusione di nessun colpo, che hanno trasformato la scelta del bipolarismo, tutt’ora attuale e condivisa da gran parte della popolazione, in una sorta di caccia all’uomo che, vista con un minimo di distacco, appare ispirata più che al confronto politico a ottiche di tipo staliniano che hanno inferto e inferiscono durissimi colpi alle istituzioni democratiche e determinano una, pericolosissima, perdita del senso della realtà.

Da una parte il Pd che dalla caduta del muro di Berlino a oggi non è ancora riuscito a darsi una compiuta immagine di partito riformatore occidentale col risultato di apparire diviso da guerre per bande che ne stanno lacerando la pur consistente base elettorale e ne paralizzano la capacità di proposta – con esiti, prevediamo, sicuramente non felici -, e che trova unità soltanto quando scatta il meccanismo ormai abusatissimo e fastidioso della levata di scudi contro l’odiato nemico, mentre trascura completamente il profondo cambiamento dei propri riferimenti sociali e culturali insieme con la sua stessa, asserita, vocazione maggioritaria.

Dall’altra il Pdl che trascinato elettoralmente da un Leader capace di exploit comunicativi senza confronto, appare diviso tra falchi e colombe ma che sopratutto non è stato capace di elaborare l’impalcatura culturale e politica necessaria a un partito che si presenta agli elettori come forza moderata e riformatrice. Troppo dipendente dal suo leader, si trova di fronte anch’esso di un futuro incerto. Devo tuttavia osservare, anche se qualcuno potrà storcerà il naso, che dietro ai milioni di voti che Berlusconi è riuscito a raccogliere contro tutti i pronostici anche nell’ultima tornata elettorale, c’è una Italia che è stata a lungo silente ma che ora, pur con molte delusioni, ha ritrovato il gusto di far sentire la propria voce e con la quale, chiunque vorrà mettersi alla guida del nostro disastrato paese deve inevitabilmente fare i conti. Inutile illudersi. Demonizzarla non serve. Esiste, sta lì e se sicuramente le numerose delusioni l’hanno spinta a ingrossare le percentuali del non voto, rappresenta nell’insieme una forza che potrebbe rapidamente trasformarsi in maggioritaria.

Ed eccoci a Grillo. Dobbiamo essere grati al comico genovese per aver portato alla luce un profondo dissenso, di aver tentato la carta di unificare spinte ribellistiche ampiamente diffuse tra i giovani e persone che la crisi economica ha spinto alla disperazione. Ma dobbiamo anche essergli grati per avere, malgré lui, dimostrato tutta l’inconsistenzza, la povertà culturale e politica che sta dietro le piazze vocianti, oppure a quell’elettorato che di volte in volta cambia nome ma che rimane in fondo elementarmente giustizialista, giacobino, antisistema e in fondo antidemocratico per l’autoreferenziale superiorità culturale e morale, esibita con strafottenza Non dobbiamo essergli grati invece per aver portato alla ribalta un fondo di violenza che evidenzia un disprezzo totale delle istituzioni e pretende un ricambio totale della rappresentanza democratica sulla base, anche qui autoreferenziale, di un rudimentale assioma del tipo, ‘voi siete brutti sporchi, cattivi e corrotti, noi siamo onesti, giovani, belli e intelligenti, quindi andatevene a casa’.

Il resto dell’offerta politica è noto a tutti e non ci disperderemo ad analizzarla partito per partito, evidenziando soltanto l’addensarsi a sinistra di una vasta area di dissenso, che a volte si sovrappone a frazioni dello stesso Pd, mentre in altri casi spinge verso un recupero di ideologie obsolete e potrebbe in caso di un persistere e peggiorare della crisi conseguire consensi ancora maggiori.

Questa situazione per molti versi ammalata, viene ad innestarsi inoltre su un sistema di parlamentarismo perfetto che rende problematica ogni scelta individuata dall’esecutiva e la rende facile preda di un apparato burocratico che invece di sentirsi al servizio del cittadino bada soltanto ad autoalimentarsi caricando di inenarrabili taglieggi certificativi, contro il quale peraltro molte forze politiche, a partire almeno dagli anni Sessanta si sono a parole schierate senza però ottenere risultato alcuno. Ricordo ancora un’inchiesta che arrivò a individuare ben 48 tra tasse e balzelli che gravavano sulla tazzina di caffè.

In conclusione, debolezza della politica, burocrazia paralizzante, Stato diffidente, esoso e a volte brutale. Sembra la stessa situazione della  Russia zarista. In Italia i racconti di Gogol potrebbero passare sui giornali come pezzi di cronaca. E forse non abbiamo fatto la stessa fine soltanto per l’abilità tutta italiana di insinuarsi nelle soluzioni di continuità tra paese reale e paese ‘legale’ portando avanti anche all’interno dello Stato repubblicano quella secolare furbizia servile sperimentata con relativo successo sotto tanti, troppi padroni.

Ma attenzione, sempre più forte si sta facendo tra i cittadini il disagio di dover vivere in quello che è nient’altro che un sistema consociativo, corruttorio, ipocrita, e alla fine amorale. Sempre più numerosi si stanno facendo le voci di coloro che magari non vanno in piazza a gridare, che magari nonn fanno girotondi e non si identificano in un colore, ma vogliono comunque onestamente vivere in un paese onesto e civile, in una società di eguali di cui si possa essere orgogliosi. Insomma, al di là delle faziosità di vario tipo in cui si frantuma la cosiddetta ‘protesta’ crediamo stia crescendo a livello medio, tra la gente ‘normale’, l’insofferenza per il sistema ‘democratico’ quale è vissuto oggi in Italia.

Liberi elettori

Mentre crolla la fiducia nell’intermediazione partitica, si sta allargando sempre di più il rifiuto della ‘politica’ comunemente intesa e ormai l’area del non voto viaggia verso percentuali decisamente imbarazzanti mettendo in forse l’impianto stesso del sistema democratico. Quando, come è avvenuto nelle recente tornata elettorale amministrativa, la percentuale dei votanti non raggiunge il cinquanta per cento, gli eletti risultano in buona sostanza delegittimati.

 

A meno che non si adotti una formula del tipo ‘americano’ e cioè riconoscere il diritto al voto soltanto a chi compie un atto, anche minimo, di responsabililtà politica, dichirando la sua volontà di partecipare alle elezioni dei rappresentanti del popolo, e volendo tener ferma, almeno per ora, la formula del suffragio universale, anche se capiamo tutti i pericoli insiti in un sistema che per sua natura provoca un allineamento verso il basso, ci sembra che l’unica strada percorribile sia quella del superamento dei partiti tradizionali e della discesa (o, montianamente, con i dovuti scongiuri, della salita) in polica dei cittadini stessi. Come?

Con lo stesso sistema che tanto successo ha avuto in Germania e che dopo essersi scrollato di dosso il pregiudiziale giudizio di desta qualunquistica, ha mietuto consensi interessanti dando prova di una vocazione pragmatica e fattiva tutt’altro che trascurabile.

Crediamo che la crescita culturale (e usiamo l’espressione con tutte le cautele del caso) della nazione, insieme con le opportunità offerte dalle moderne tecnologie consentano ai cittadini di far sentire direttamente la loro voce facendo del diritto al voto non il singolo atto di una delega irrevocabile, ma l’inizio di un percorso nel quale diventano essi stessi protagonisti dell’agire politico partecipando alla elaborazione delle nuove regole che ridisegneranno l’intera struttura dello Stato. Non è infatti credibile che questo compito per molti versi immane, sia delegato alla stessa classe politica che, collettivamente, si è resa responsabile della attuale situazione di paralisi e di gravissima crisi economica. E allora occorre un atto di responsabiltà da parte della parte più avvertita del corpo elettorale, da parte di chi, pur deluso dal sistema non crede che la soluzione sia tirarsene fuori, di coloro che sentono il dovere morale di impegnarsi in prima persona nel tracciare l’ordito della nuova Repubblica, di chi vuole ‘uscire di minorità’ e farsi artefice del proprio futuro.

Intendiamoci. Non abbiamo chiavi per aprire scatolette di tonno; non abbiamo cabarettisti da mandare nelle piazze, non crediamo che né i ‘giovani’ né la cosiddetta ‘società civile’ (“che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa“) siano di per sè depositari di valori salvifici. Quello che occorre è uno scatto di orgoglio collettivo che faccia pulizia di ogni impalcatura retorica e ipocrita. Crediamo, col filosofo spagnolo Fernando Savater, che “gli uomini, sotto qualsiasi latitudine, si assomigliano molto più di quanto ci piaccia riconoscere. A fare la differenza è la serietà delle istituzioni“.

Le nuove regole per la gestione democratica dello Stato sono una cosa troppo importante per lasciarle in mano a un sistema parlamentare non più credibile. E sopratutto pensiamo che il voto debba essere il suggello finale a un percorso condiviso, non una delega in bianco. In una parola pensiamo che gli elettori debbano riappropriarsi della politica. Troppa è la distanza che separa i vecchi partiti dal paese reale e superarla vuol dire che gli elettori devono contare di più, non essere semplici numeri da sommare, spersonalizzati all’interno di un suffragio universale che noi crediamo vada sostanziato con il contributo diretto degli elettori.

Riflettiamo un momento

Gli elettori. Quando i partiti lo decidono vengono convocati alle urne, vengono fatti oggetto di vergognose moine propiziatorie, vengono infastiditi da petulanti sondaggisti, ai quali giustamente raccontano un sacco di balle, votano e… vengono immediatamente dimenticati. Non hanno più alcuna voce in capitolo: se per caso cambiano idea, si sentono traditi dai loro rappresentanti in parlamento, ebbè si devono rassegnare. Fino alla prossima volta. Tra una tornata elettorale e l’altra non hanno alcuna possibilità di intervenire, di far sentire il loro peso se non assoggettandosi alla schiavitù delle infinite trafile partitiche per loro natura conservatrici, e più propense a premiare la fedeltà gesuitica (perinde hac cadaver) piuttosto che le istanze di rinnovamento. Insomma hanno lo stesso ruolo del ‘parco buoi’ in borsa.

Visto che invece rappresentano il bene più prezioso della democrazia, non sarà il caso di dedicare loro qualche maggiore attenzione? Di coinvolgere quelli tra di loro che sentono il dovere morale di contribuire alla rifondazione del sistema Italia? A giudicare dall’affollamento dei social network, dai commenti agli articoli dei giornali, dal pullulare dei blog, si direbbe di aver di fronte una forte volontà di partecipazione.

Perché allora non pensare un luogo in cui incontrarsi tra uguali? Un luogo rigorosamente apartitico che favorisca la creazione di una catena delle intelligenze in grado di collaborare alla riscritture delle regole del vivere democratico? Un luogo in cui tutti coloro che non vogliono rilasciare una delega in bianco ai partiti e rassegnarsi alle storture ma esigono di prendere parte al processo decisionale in tutti i momenti del suo farsi, possano liberamente discutere e progettare un nuovo futuro? Un luogo in cui a partire dal tema dell’uguaglianza, quella vera, si tenti di risolvere le innumerevoli cruces che rendono se non del tutto impraticabile certamente irto di “stecchi con tosco“, lo svolgersi della vita democratica italiana, Un luogo in cui si tenti di superare il sistema delle doppie verità, delle eterne ipocrisie, delle leggi magari perfette ma inosservabili, delle sterili contrapposizioni, ponendosi come meta la metamorfosi degli attuali sudditi, di cui uno Stato nemico per principio diffida, in cittadini a pieno titolo.

La proposta che avanziamo è quindi quella di un’associazione denominata ‘Liberi Elettori‘ che vivrà sul web ma farà ricorso anche a periodici incontri fisici, perché non tutto si può risolvere in rete e le facce, quelle della gente che tutti i giorni vive la politica ma in politica non è, secondo noi valgono ancora qualcosa.

Un movimento che si propone di agire sia a livello locale (e la prima uscita potrebbe proprio essere nella dissestata città di Alessandria, vedremo) che nazionale e che potrà presentarsi sia con liste autonome, sia proporsi come organismo collettivo di controllo e proposta utilizzando i seguenti strumenti.

  1. Controllo. Ormai non ci sono più scuse: il web contiene e diremmo impone, ogni tipo di trasparenza. Chiunque eserciti il potere in nome dei cittadini deve rinunciare completamente alla sua privacy patrimoniale.
  2. Attività di audit. Monitoraggio dell’attività politico – legislativa in modo che i Liberi Elettori possano discuterne l’evoluzione svolgendo un ruolo di auditor di terza parte fino a esprimere un articolato giudizio.
  3. Recall. Possibilità da parte dei Liberi Elettori di manifestare nei confronti di qualsiasi pubblico amministratore una sentenza di deficit fiduciario. Lo strumento, attivo negli Stati Uniti, non è previsto dal nostro ordinamento. Si potrebbe chiederne l’accoglimento, ma intanto sarà possibile esprimere un giudizio politico negativo che, se adeguatamente diffuso, potrà avere un suo peso.
  4. Proposta. Il lavoro di elaborazione e di sintesi svolto i ‘Liberi Elettori’ verrà periodicamente fatto conoscere sul web e sui media in generale nonché sottoposto all’attenzione di tutte le forze politiche.
  5. Referendum propositivi. Le elaborazioni collettive degli Elettori Attivi, una volta portate a sintesi, potranno, ove occorra, scegliere la strada del referendum o della legge di iniziativa popolare.
  6. Competizione politica. Una volta portata a sintesi la propria proposta politica i ‘Liberi elettori’ potranno decidere di partecipare direttamente alle tornate elettorali sia in sede locale che nazionale.

I cittadini che si iscriveranno al nostro blog, compiranno un atto di pubblica responsabilità in piena trasparenza e andranno a costruire un pubblico ‘Registro degli elettori attivi’.

Arcipelago

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