Chiave di volta

(di Arcipelago)- La visione del mondo ormai quasi naturalmente condivisa è quella per cui la Politica è l’arte dell’assoluto trasformismo.

I politici si muovono all’unisono per questo l’opinione pubblica non trova scandaloso il “cambiamento di posizione”.

E questo non ammette  nessun “corpo di riferimento”  ( Partiti, sindacati, rappresentanze autonome…”)

La destrutturazione dello spazio politico” porta inevitabilmente al diritto privato. Non più soggetti collettivi, Partiti ma individui liberi siedono al tavolo delle trattative e stabiliscono accordi che soddisfano i contraenti.

Qualsiasi prospettiva strategica si contrae al tempo dell’utilità privata.

In questo “spazio” si imporrà il manager: è infatti solo la tecnica , la gestione , l’amministrazione che contano in questo “nuovo spazio politico”

E l’opinione pubblica vede nel tecnico la “soluzione” e nel politico un inutile fardello.

Anche l’Istituzione Parlamento è entrata in crisi;  impotente rispetto  a logiche privatistiche di gestione del potere.

Tutto ciò richiede una riforma radicale se non vogliamo che alla crisi della Democrazia  rappresentativa nelle forme che finora abbiamo conosciuto si passi alla fine della stessa Democrazia  in un regime di contrattazioni tra poteri economici, finanziari, mediatici che di volta in volta assumono la figura di questa o quella “loggia”, questo o quel tecnico-manager.

“Grandi Spazi Imperiali” fatti da Finanza, economia, Progresso tecnico scientifico,  esprimono inoltre  una grande direzione intellettuale e morale attraverso strumenti come la scuola  ed i mezzi di comunicazione di massa per influenzare la visione del mondo di cittadini senza potere.

Questi “Spazi” esprimono ed esprimeranno” un dominio molto soft, contenti di lasciarci chiaccherare di patria, identità, e sovranità, se questo serve a tenerci addomesticati.

Stabilire “Che cosa è vero” e  “cosa è falso”, “cosa è giusto e cosa è sbagliato” è compito solo di questo potere e l’uso quotidiano ed “esasperato” dei Social Network come strumento di costante propaganda è  l’esempio di direzione  intellettuale e morale.

E’ l’egemonia dei “gruppi di potere” ( “Grandi spazi Imperiali”) che con una forte narrazione crea bisogni e paure fittizi  alimentando la guerra tra gli ultimi e sentimenti di intolleranza e xenofobia.

Se i cittadini,  privi di potere, abbracciano una visione del mondo  che non nasce dalle loro esigenze il loro agire contraddice i loro stessi bisogni.

E’ un lento processo, cui assistiamo, in cui si verificano cambiamenti economici, politici e sociali senza il coinvolgimento delle masse. Per questa ragione è indispensabile sviluppare una visione alternativa del mondo e della società che critichi il senso comune per trasformarlo in buon senso

Perche’ “il senso comune” è portato a credere che ciò che oggi esiste sia sempre esistito”, caratterizzandosi come conservatore e tradizionalista mentre Il “buonsenso” ha invece un significato positivo nel momento in cui si oppone al senso comune, rispondendo alle esigenze reali dei cittadini senza potere.  La destrutturazione nello spazio politico con una fortissima opera di  disintermediazione rende i cittadini “spettatori e non protagonisti” della politica, un insieme anonimo di followers.

Il leader forte e carismatico dalla grande capacità oratoria instaura un rapporto diretto e viscerale con i suoi sostenitori con il solo scopo di conservare il potere e lo status quo.

La sua immagine di uomo del Popolo inganna con una semplicità e genuinità costruita a tavolino; non stimola una riflessione critica ma la evita. Ciò è il regime plebiscitario.

E’ assolutamente indispensabile quindi sviluppare, proporre una propria egemonia, autonoma e alternativa;  per questo sosteniamo che una classe dirigente  diventa tale quando sa indicare una soluzione concreta dei problemi e una diversa visione del mondo già prima di conquistare il potere.

Ci appelliamo a intellettuali veri in grado di indicare una direzione ai cittadini, ci appelliamo a dirigenti capaci ed educatori che sappiano guidare un processo in grado di invertire questa disastrosa  tendenza. 

Questo Paese ha bisogno di una GRANDE OPERAZIONE VERITA’ a cominciare dalle ragion profonde, storiche che hanno prodotto nel nostro paese una grandissima incultura politica.

 ..”La rivoluzione digitale non è un puro strumento  è un cambiamento di paradigma.

La società digitale è caratterizzata dalla disintermediazione, dal superamento della rappresentanza, dalla decisione politica diretta, senza bisogno di mediatori, sono negate in radice le élites della politica e della conoscenza, ma non le élites del potere economico.. alle quali appartengono i padroni della rete ( i Grandi Spazi Imperiali.)!

L’inganno più pericoloso è la disintermediazione. Non si tratta di cancellazione dei mediatori, ma della loro sostituzione occulta.

Non è in corso una disintermediazione; è in corso una reintermediazione.”

Aggiungiamo che in un’epoca di velocità digitale e di insofferenza per il profondo assistiamo ad una pericolosissima evoluzione dell’idea e della pratica della democrazia Una Democrazia che si regge non su concetti realmente esistenti ma su finzioni..una democrazia “immediata”, “veloce”, “semplice.

Il passaggio da una società all’altra in Italia è più problematico perché c’è meno consapevolezza e cultura del digitale.  Abbiamo bisogno di nuove culture politiche, consapevoli del cambiamento, per garantire democrazia, diritti e fiducia nella società digitale.

Per questo occorre, prima di tutto, dare  risposta  a due domande :QUALE SOCIETA’ VOGLIAMO?       QUALE DEMOCRAZIA VOGLIAMO? e dare un senso, un significato  al nostro vivere insieme.

La diffusione di internet (che in Italia è ancora molto bassa) potrebbe indurre in errore nel pensare ad una comunità di decisori in cui tutti decidono su tutto. Il mito della Democrazia Diretta che ci affascinò in un certo periodo della nostra esperienza politica giovanile non fa più parte del nostro bagaglio. Ma internet rimane uno strumento formidabile di trasmissione di conoscenza (almeno di informazioni) e come tale tutti possono/potranno consapevolmente approfittarne. Un “tutti” che non vuole essere un assoluto ed “indistinto” parametro di partecipazione ma può costituire una garanzia nei confronti di pericolose involuzioni oligarchiche.

Coniugando quindi la consapevolezza di questa “partecipazione conoscitiva” con un nuovo sistema di delega si può pervenire ad una democrazia rappresentativa “vera”.

La rappresentanza è La chiave di volta di questo sistema :

Noi crediamo quindi che ci DEBBA essere spazio per la rappresentanza nella società digitale.  Ma questo non ci esime dal dover “ rendere pubblici, controllabili e scalabili i nuovi mediatori”  

La rappresentanza oggi garantisce al cittadino un voto, dopo di che il nulla sul piano del controllo e della costruzione delle decisioni. Finzione di un gioco delle parti “democratico” “E’ fittizia infatti la cessione di sovranità con il voto… non è realistica l’uguaglianza: siamo uguali solo in quanto viene a tutti di mettere una croce sulla scheda , poi l’uguaglianza si esaurisce.

E’ irrealistica la formazione di una opinione pubblica informata che è il presupposto di una libera scelta politica: noi cittadini in realtà andiamo avanti tra stereotipi, informazioni manipolate, notizie false e non controllabili.” ( Raffaele Simone)”

La rappresentanza di cui “parlano i cittadini” è invece quella che garantisce la partecipazione alla riscrittura, ormai indifferibile, delle regole del nostro vivere insieme, della forma dello Stato. E’ giunto il momento di riscrivere nuove regole del nostro vivere civile, di aprire una fase costituente  e questo lo possono fare solo i cittadini.

E’ vero che i grandi cambiamenti avvengono su impulsi d’elite ma sono destinati al fallimento o al non compimento se le “persone” non se ne impossessano.

Concretamente prima della decisione ultima (il voto) le persone debbono decidere della loro volontà di impossessarsi dei processi decisionali che influenzeranno la loro vita, che decideranno del bene comune.

L’iscrizione, al raggiungimento della maggiore età, alle liste elettorali non può più essere sufficiente ad esprimere “Democrazia” e un governo del popolo, in una società profondamente mutata e complessa non può essere affidato solo e totalmente, a “questi” corpi intermedi.

Concretamente quindi solo l’iscrizione ad un Pubblico Registro degli Elettori su richiesta delle persone che intendono partecipare di volta in volta, esprimendo precisa delega,  alla formazione della “governance” di questo Paese potrà garantire il passaggio alla Democrazia del terzo millennio.

La Dichiarazione Pubblica di Volontà delle persone è quindi l’atto primo della formazione della decisione; è l’atto che sancisce l’esercizio del diritto di voto in modo cosciente e consapevole.

Affrontare quindi le questioni che segnano questa crisi epocale da parte di persone consapevoli e coscienti può fare la differenza tra soluzioni condivise e soluzioni imposte.

Riprendere e cambiare quindi l’art. 49 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale) finalizzato, in “quell’epoca storica“, alla costruzione dei corpi intermedi  che si chiamano “partiti”;  oggi totalmente inadeguati ad assolvere al compito per il quale erano stati costituiti; e respingere altresì  contemporaneamente il processo di de-intermediarizzazione e/o di reintermediazione.

Se questo Paese deve essere riscritto, se questa Europa deve essere costruita ciò può avvenire soltanto se tutti, in prima persona, si dedicheranno a questa riscrittura e a questa costruzione.

La Dichiarazione pubblica di volontà si concretizza quindi in momenti di confronto sulle “questioni” e contestualmente si pone l’obiettivo di giungere ad una sintesi della rappresentanza su due (solo DUE !!) soggetti, garanzia di alternanza al governo della cosa pubblica. Due corpi intermedi che rappresenteranno le politiche che governeranno la cosa pubblica.  Quartiere per Quartiere, Comune per Comune, Provincia per Provincia, Regione per Regione solo attraverso la Dichiarazione Pubblica di Volontà dei cittadini e con precisa Delega si costruiscono i corpi intermedi del terzo millennio.

E’ necessaria quindi una iniziativa di tipo culturale prima ancora che politica in senso stretto che affronti l’Operazione Verità di cui sopra e “lanci” una nuova  fase costituente,  o se vogliamo, un nuovo Rinascimento basato sui  Principi e sui Valori dell’uguaglianza  e della responsabilità.

 

 

 

 

 

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