Il voto referendario ha ratificato la crisi del “Politico”

Camminare guardando all’indietro…

Per chi fa Politica, per chi pensa di interpretare un ruolo di leadership nella società, non è certamente un fatto positivo.

Ci riferiamo alla affannosa corsa verso soluzioni politiche, di una crisi aperta da un voto referendario che a nostro avviso non è stato analizzato a sufficienza.

Il voto del 4 Dicembre è di fatto una cesura decretata dai cittadini di questo Paese nei confronti di una Politica che esprime un establishment che non è in grado di condurre una decente governance del bene comune.

democrazia

Non si può negare infatti che nel Si e nel NO le motivazioni, anche quelle inconsciamente più importanti, abbiano origine da un sentimento anti-establishment e niente affatto conservativo.

L’affannarsi quindi in alchimie politiche, in ingegnerizzazioni di forze politiche che sono uscite di fatto “delegittimate” da un confronto che le ha viste protagoniste in tono minore, è semplicemente… banale.

Il voto referendario ha ratificato la crisi del “Politico”. la devastante pochezza di una campagna in cui si è smarrito il senso della dialettica facendo emergere la disinformazione.

Non concordiamo con quanti annettono un significato negativo per il SI ad una forte “personalizzazione” dello scontro con il Governo che conduce ad intestare quel 40 per cento al signor Renzi.

Roba buona per le tifoserie da bar alimentate da capi con una bassissima credibilità politica.

Non si comprende come possano rappresentare in modo plastico l’ormai irreversibile crisi della democrazia rappresentativa.

Neppure intuiscono quale fase storica stiamo attraversando.

Le soluzioni che si prospettano in queste ore crediamo siano frutto di una pretesa di esprimere uno “spirito del popolo “ che tale non è!

A nostro avviso, il voto ha espresso una consapevolezza da parte dei cittadini decisamente superiore a queste interpretazioni.

Per questo occorre iniziare a dare risposte alla crisi di sistema, alla crisi della democrazia, alla crisi della rappresentanza.

Partendo dal senso stesso di una riforma “costituzionale”, si dovrebbe considerare proprio il significato profondo della Costituzione: l’idea di POPOLO.

Quel popolo che si è recato alle urne il 4 dicembre fatto di PERSONE e non da individui tutti uguali, governati da una classe dirigente che a definirla tale ci vuole molta fantasia…

Una classe dirigente tutta “frasi , promesse e tasse”.

Invece noi auspichiamo una pluralità di soggetti, convenuti in modo autonomo tra loro in organismi dotati di personalità giuridica e politica a cui si possano conferire funzioni rilevanti per il bene comune.

Un popolo che la cosiddetta prima repubblica non ha “formato” con un opprimente centralismo, lo stato dei Partiti, l’impotenza di “ forme sindacali” che non hanno superato corporativismi e clientelismi.

E’ questo l’orizzonte sul quale si deciderà la sorte della Democrazia..e non solo in Italia.

Fermare il gioco e aprire una fase costituente.

Di certo non in quella “salsa proporzionalista” che tornerebbe a garantire soltanto quell’establishment unico responsabile di uno sfascio che ci colpisce tutti.

Sarà necessaria una GRANDE OPERAZIONE VERITA’ che risponda alla domanda “Quale società vogliamo e Quale Democrazia Vogliamo” per guidare tutto il nostro impegno.

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