Contante? No grazie

(di Chigar)-

La profonda crisi dei mercati e la speculazione hanno messo a nudo le debolezze strutturali dell’Italia.

Governo ed opposizione, anziché rispondere con strumenti straordinari ed innovativi, capaci di incidere  profondamente ed in maniera duratura sui problemi del Paese, stanno formulando proposte,  sia dal punto di vista dell’aumento delle entrate sia da quello della contemporanea  diminuzione ed efficiente razionalizzazione della spesa corrente, evidentemente antiquate e del tutto prive di “visione” di medio periodo, oltreché intrinsecamente ingiuste.

Intendo riflettere sul tema delle entrate, essendo lo stesso generale e quindi affrontabile sinteticamente, mentre l’argomento inerente le uscite richiederebbe un esame puntuale di ogni singola voce di spesa, impraticabile nella presente sede.

L’Italia ha tre problemi che ne stanno compromettendo il futuro e minando le fondamenta della civile convivenza:  tra le nazioni “evolute” il nostro Paese è quello con la più forte evasione fiscale (180 miliardi di €uro l’anno), con la più alta pressione fiscale e con la più pervasiva presenza di malavita organizzata;  a ciò si aggiungono normative caotiche, burocrazia inefficiente, giustizia al collasso e corruzione diffusa.

l’Italia è, insomma, un Paese che vive nell’illegalità e nel quale, al contempo, i cittadini onesti sono assurdamente vessati ed i cui diritti non sono tutelati. Un quadro desolante.

Esiste, a mio avviso, lo strumento in grado di incrementare le entrate tributarie riducendo la pressione fiscale e combattere, contemporaneamente, le mafie e la corruzione.

Questo strumento si chiama “war on cash”, cioè guerra al denaro contante.

Non è sufficiente, ed è anzi sbagliata, la via seguita dal “vampiro” Visco, che ha inteso limitare l’uso del contante al di sotto di una certa soglia di valore (esempio transazioni al di sotto dei 500 €uro).

Essa è errata perché già oggi le persone “normali” tendono a pagare acquisti di una certa importanza utilizzando le certe di credito o gli assegni; pagano in contanti evasori fiscali e malandrini nonché  pochi, pervicaci diffidenti. A tutti quanti resta però l’incubo dell’accertamento fiscale induttivo, del finanziere che chiede lo scontrino, della multa che ti attende dietro l’angolo, dei folli adempimenti burocratici, di equitalia. In più il problema della grande evasione è rimasto irrisolto.

Non solo: oggi il fisco non penalizza l’evasione ma i comportamenti del cittadino contribuente. Se io evado il 100% ma non appaio, se metto i soldi sotto il materasso, difficilmente sarò individuato; se invece acquisto una vettura o un’imbarcazione l’accertamento fiscale è pressoché certo, con tutti i grattacapi che da ciò derivano, anche se sono un contribuente onesto. È giusto tutto ciò? Evidentemente no.

È dunque necessario uno strumento “eversivo”: in Italia il denaro contante, e così gli assegni e tutti gli strumenti di pagamento tradizionali, devono completamente essere aboliti per ogni tipo di transazione economica. Si deve poter pagare solo con il denaro di plastica, cioè con le carte di credito o debito, non necessariamente “appoggiate” ad istituti bancari; anche  il caffè al bar, il quotidiano e pure l’elemosina in chiesa! Sulle stesse carte sono accreditati direttamente stipendi e pensioni, in automatico.

I pagamenti effettuati sono ricevuti dalle banche che fungono anche da sostituti d’imposta e provvedono a versare in tempo reale  allo Stato ed agli enti locali imposte, tasse e contributi. A fine anno si provvede ai conguagli.

Una rivoluzione, ma una rivoluzione semplice, come quelle che hanno trasformato nel corso dei secoli gli strumenti di pagamento: dal baratto al sale e dal sale al denaro, inventato dai fenici, e quindi dalla moneta d’oro o d’argento alla banconota, il cui valore è puramente nominale, convenzionale, perché senza accordo e senza la garanzia dello Stato che emette, la banconota stessa o la moneta varrebbero nulla.

I vantaggi sono evidenti: allargamento della base imponibile (nulla scapperebbe più al fisco, anche dal punto di vista del lavoro nero e quindi della previdenza), consequenziale, immediata e considerevole riduzione della pressione fiscale  e conseguente maggiore competitività delle nostre imprese, nessuna possibilità d’arbitrio negli accertamenti (semplicemente perché non avrebbero più ragione di esistere), messa in crisi delle attività illecite della malavita organizzata e non: come potrebbero infatti le mafie spacciare stupefacenti, sfruttare la prostituzione, ridurre in schiavitù lavoratori, trafficare in esseri umani, esigere il pizzo in assenza di denaro? E come politici e funzionari potrebbero essere corrotti? E come potrebbero gli extracomunitari pensare di venire in un Paese nel quale non è possibile sopravvivere in assenza di lavoro regolare?

Vi sarebbe anche riduzione delle attività della piccola criminalità: furti e scippi, rapine e ricettazione, usure e truffe: questi delitti come potrebbero essere perpetrati venendo meno i vantaggi tangibili ad essi sottesi? Tutto un sottobosco di piccola criminalità sarebbe debellato o, quantomeno, ridotto al lumicino.

In conseguenza di ciò le nostre forze dell’ordine potrebbero essere impiegate per dare la caccia ai veri criminali, siano essi colletti bianchi (i grandi evasori fiscali e truffatori finanziari) o “tute nere” (criminali “comuni” di alto bordo dediti alle più svariate attività) che operano sfruttando i modelli della finanza internazionale, i paradisi fiscali e quant’altro messo a disposizione della modernità.

L’Italia emergerebbe così dall’illegalità: libererebbe il Sud dal giogo di mafia, ndrangheta e camorra, debellerebbe la corruzione della politica, ridurrebbe immediatamente il rapporto deficit-PIL, renderebbe disponibili risorse per investimenti in servizi sociali, cultura, ricerca ed innovazione, energie rinnovabili, tutela dell’ambiente, infrastrutture; insomma, l’Italia sarebbe una Nazione stabilmente e strutturalmente a rating AAA, e sarebbe la prima ad affrontare un problema che, negli anni a venire causa la globalizzazione dei mercati, tutti saranno chiamati ad affrontare, guadagnando così uno straordinario vantaggio competitivo rispetto alle altre nazioni occidentali.

Vi sono pure svantaggi: il sistema diverrebbe un “grande fratello” in grado di sapere tutto ciò che facciamo (ma non è già così con cellulari ed internet, telepass e tecnologie varie?), i più anziani potrebbero incorrere in alcune difficoltà, chi vive ai margini della società (homeless, ad esempio) sarebbe condannato alla miseria, le persone potrebbero perdere di vista la propria capacità di spesa con consequenziale incidenza negativa sulla propensione al risparmio, tutelato dall’art. 47. della Costituzione,  ed altri problemi minori, quali quelli che potrebbero incontrare i turisti stranieri in visita nel bel paese.

A tutto ciò si può evidentemente ovviare utilizzando le tecnologie esistenti e costruendo idonei strumenti di sostegno e protezione a chi potrebbe trovarsi in difficoltà, ma anche se così non fosse tanti e tali sono i vantaggi da far divenire gli svantaggi non significativi per il futuro del Paese.

Una follia?  Forse potrà apparire tale, ma a mio avviso non lo è affatto. E comunque si attendono proposte alternative migliori, caratterizzate da semplicità, praticabilità e trasparenza. Qualcuno ne ha?

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