Il neoliberismo e il declino della democrazia

( da http://www.lantidiplomatico.it/)-

In uno dei suoi ultimi libri, Eric Hobsbawm ha sostenuto che il conflitto tra capitalismo e comunismo ha determinato il corso del XX secolo. Questo confronto di ideologie socio-economiche, senza dubbio ha dominato la storia europea e mondiale, soprattutto dopo il 1945. Secondo l’economista John Weeks, professore emerito alla SOAS di Londra, un altro scontro che ha determinato il corso del XX secolo è stato traautoritarismo e democrazia.
Mentre si avvicina il centesimo anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale, si incontrano tentativi piuttosto arditi nel confrontare l’attuale equilibrio globale delle forze con quello vigente in Europa nel 1914.
In realtà un confronto più opportuno sarebbe tra la situazione attuale e gli anni ’30, quando lo scontro tra visioni autoritarie e democratiche della società dominava la lotta politica. Le eccezioni sono state l’Italia, dove i fascisti avevano già stabilito un governo autoritario, e la Gran Bretagna, dove una rigida struttura di classe aveva dato stabilità ad istituzioni apparentemente democratiche. Entro la metà del decennio regimi autoritari capitalisti erano in aumento in Germania e in gran parte dell’Europa centrale e orientale (ad esempio, Ungheria e Polonia), così come il Portogallo e la Spagna che si unirono ben presto al campo anti-democratico.
Oggi, nel ventunesimo secolo, è ancora più difficile trovare un grande paese con istituzioni vigorose e democratiche
Negli Stati Uniti il confronto tra un Partito Repubblicano di destra ben finanziato, dottrinario e aggressivo e il Partito Democratico  confuso e vacillante, domina la politica. La tendenza antidemocratica è dimostrata dall’adozioni di leggi che limitano il diritto di voto negli stati controllati dai repubblicani, misure spesso legate al razzismo e alla xenofobia del Tea Party. Alla Casa Bianca si trova un democratico apparentemente indifferente nei confronti di un complesso di sicurezza nazionale massicciamente invadente.
In Europa le tendenze anti-democratiche sono addirittura più forti. La Gran Bretagna ha probabilmente la più estesa rete di videosorveglianza in Europa, come pure restrizioni legali sul diritto di riunione, progettate per ridurre le proteste pubbliche (come in Spagna).Sorveglianza, attacchi contro i poveri e timori nei confronti degli immigrati si combinano per creare un pacchetto anti-democratico potente.
Sul continente, tendenze autoritarie pre-esistenti hanno beneficiato del regime di austerità neoliberista promosso dal governo tedesco sotto la copertura della Commissione europea. I governi non eletti in Grecia (2011-2012) e in Italia (2011-2013) rappresentano gli esempi più evidenti e scioccanti della tendenza autoritaria. Molto più grave nel lungo periodo è il patto di bilancio dell’UE (denominato ufficialmente il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria).
Questo trattato, entrato in vigore all’inizio del 2013, limita fortemente l’autorità dei parlamenti nazionali nel decidere la politica fiscale. Il trattato e le misure aggiuntive richieste dal governo tedesco cancellano il controllo pubblico sulla politica fiscale, con la politica monetaria già nelle mani della Banca centrale europea e al di là di ogni responsabilità nazionale. Questo processo in cui le decisioni più importanti vengono prese lontano dagli elettori mina radicalmente la fede pubblica nel processo democratico ed è il compimento del programma neoliberista di sottrarre al controllo democratico tutte le principali decidioni in materia di politiche economiche.
L’ascesa di gruppi neo-fascisti, con un ordine del giorno extraparlamentare come Alba Dorata in Grecia, non può generare sorpresa.
Oggi la corrente di marea autoritaria che si registra in europa e negli Stati Uniti proviene dalle élite economiche, ma in questo caso è guidata dalla ideologia del neoliberismo, non dal fascismo. Il neoliberismo sostiene pretenziosamente di essere il garante della libertà – “mercati liberi, uomini liberi” per dirla alla Milton Friedman. La realtà è tutto il contrario.
La deregolamentazione del mercato, ispirata all’ideologia neoliberista degli ultimi 30 anni, è stato il distruttore della libertà. Il meccanismo più ovvio che si verifica in questa distruzione è l’indebolimento del potere dei sindacati e altre organizzazioni popolari. Contestuale a tale indebolimento è stata l’ascesa e il consolidamento del potere del capitale finanziario di controllare i media, il dibattito politico e le elezioni stesse.
La deregolamentazione del capitale finanziario rischia di riportarci verso quell’autoritarismo capitalista che è fiorito negli anni ’20 e ’30 del Novecenteo. Ma questa volta prende forza senza un forte movimento popolare in Canada, negli Stati Uniti o in qualsiasi paese europeo din grado di contestarlo.

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