Il partito che non c’e’…

(di Luciano Fasano -da http://www.ilgiornale.it/)-

Spesso si parla di partiti come oggetti fissi nel tempo, dimenticandosi che si tratta di organizzazioni che hanno subito trasformazioni, si sono adattate ai cambiamenti della società, sono diventate diverse da come erano in passato, quando hanno fatto la storia della democrazia rappresentativa in occidente. Ed è strano che proprio uno storico fatichi a mettere a fuoco alcuni aspetti che sono risultati decisivi nel segnare l’evoluzione storica dei partiti e che di recente ne stanno determinando il cambiamento.
In un articolo comparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, Ernesto Galli della Loggia lasciava chiaramente intendere di avere una visione – diciamo così – un po’ vintage del partito politico. Una comunità di iscritti anzitutto, ma anche “un luogo di elaborazione/discussione di idee, è uno strumento per organizzare e gestire il conflitto sociale, (…) uno strumento di selezione di quadri; (…) un canale di comunicazione dal centro verso la periferia e viceversa“. Un’organizzazione che, se così fosse, non si capirebbe neppure per quale motivo dovrebbe affidare la scelta dei propri candidati alle primarie, che soprattutto in periferia renderebbero ogni volta la designazione del candidato sindaco un “gioco di bussolotti”. Perché non farsi carico direttamente della responsabilità di selezionare un candidato per una carica così importante, dato che se ne avrebbe il potere per farlo?
Dal ragionamento di Galli della Loggia è completamente assente un aspetto cruciale per la trasformazione dei partiti nel corso degli ultimi venti anni: la legittimazione. E’ questo l’ingrediente principale che manca ai partiti di oggi, che conservano il potere di decidere per tutti noi, ma esprimono questa forza senza disporre del consenso, in termini di iscritti e voti, di cui godevano in passato. Secolarizzazione, fine delle ideologie, trasformazione delle società industrializzate, importanza dei media e della comunicazione hanno nell’ultimo quarto di secolo modificato profondamente caratteristiche e natura dei partiti politici. In Italia come nelle altre liberal-democrazie occidentali. E se un tempo i partiti hanno svolto una funzione importante per integrare gli individui nella società, proprio perché quella società la rappresentavano, oggi faticano a intercettare aspettative e bisogni delle stesse persone che aspirano a rappresentare. Gli iscritti ai partiti sono in costante calo in tutti i paesi europei. Così i partiti finiscono col rappresentare limitate minoranze di supporter, spesso faziose e autoreferenziali. Il voto non è più un atto di fede e la lealtà nei confronti di questo o quel partito è ormai diventata leggera, quando non addirittura evanescente. In casa nostra, il terremoto delle elezioni politiche del 2013 ne è stato l’esempio più evidente: solo alla Camera dei Deputati, ci sono stati 2 milioni e 600 mila elettori in meno rispetto alle politiche del 2008, le coalizioni di centro-destra e centro-sinistra hanno perso complessivamente circa 11 milioni di voti, quasi il 40% degli elettori italiani ha cambiato il partito per cui ha votato.
L’assenza di legittimità è dunque ciò che ha costretto in anni recenti i partiti a ricercare nuove soluzioni per rappresentare cittadini sempre più distanti dalla politica. Fra le quali, una in particolare accomuna molti partiti europei: il riconoscimento di un maggiore potere agli iscritti, e talvolta anche a simpatizzanti ed elettori, nella scelta di candidati e leader politici. Per dirla altrimenti, le cosiddette primarie. Certo, un partito che fa le primarie non è più un partito degli iscritti, o meglio non è più un partito che fa dipendere la scelta di candidati e leader dall’espressione della volontà degli iscritti. Così come forse non è un’organizzazione con la solidità del partito di massa, strutturato sul territorio in quanto strumento permanente di organizzazione e gestione del conflitto sociale. Eppure si tratta ancora di un partito, che può viaggiare a diverse velocità, quella degli iscritti e quella degli elettori, ma che proprio per questo sta sul mercato politico, accetta la sfida della competizione, si rivolge ai cittadini senza discriminanti di ordine ideologico, consapevole che la massima one-man-one-vote vale per tutti, e non soltanto per gli elettori che in esso si riconoscono per una scelta identitaria. Un partito che tratta i cittadini da persone adulte, sapendo che queste possono dargli il loro voto, così come possono non darglielo più. E’ certamente un partito migliore di quello che non c’è, che forse non c’è mai stato, e che sicuramente è un bene non ci sia più.
L.F.

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