LA DEMOCRAZIA CHE VOGLIAMO

( di Arcipelago)-

   POLITICA…

Se la politica è menzogna e dramma o, come sosteneva un autorevole esponente della prima repubblica, “sangue e m…”, questa politica non ci appartiene.

Non ci appartiene una politica che ha steso drammaticamente sulla nostra realtà sociale un velo di menzogna.

Al contrario pensiamo che l’arte della politica sia un’arte nobile e qualunque devianza mascherata da “machiavellismo” non ci convince, non ci ha mai convinto.

I cittadini, che sempre più numerosi sentono di dover contare… E non più essere contati, sentono l’esigenza di una forte e Grande Operazione Verità.

A cominciare dalle ragion profonde, storiche che hanno prodotto nel nostro paese una grandissima incultura politica.

Una Grande Operazione Verità che solo chi non ha paura dell’impopolarità può permettersi di fare.

E chi, se non i cittadini che si assumono questo onere in prima persona, può sfidare l’impopolarità?

Cittadini che solo in misura minima seguono le vicende della attualità politica: recenti studi parlano di un 3% della popolazione che si “interessa di politica”; cresce l’astensione e calano le iscrizioni ai partiti.

In un’epoca di velocità digitale e di insofferenza per il profondo assistiamo ad una pericolosissima evoluzione dell’idea e della pratica della democrazia.

La deriva plebiscitaria (non già semplicisticamente quella che è stata individuata come “deriva populista” iniziata con il berlusconismo), sta dando nuova forma al sistema democratico. Il Plebiscito dell’”audience”, del “leader carismatico” prevede che esso si rivolga direttamente al popolo.

Il “leader carismatico”, by-passando il rapporto con le istituzioni e con l’elezione rappresentativa, gestita non da partiti ma da tecnici dell’audience, vede coloro che sanno smontare la complessità dell’elettorato con i numeri e i sondaggi e sanno intuire capire che cosa vuole il popolo e pure come istigarlo a volere.

Quindi “Una Democrazia che si regge non su concetti realmente esistenti ma su finzioni. una democrazia “immediata”, “veloce”, “semplice”.

Il pericolo di una deriva populista è superato da una forma plebiscitaria di democrazia, a nostro avviso più pericolosa in quanto più “subdola”, che si concretizza ad opera del leader di turno nella costruzione di un partito suo, che “attinge” al pubblico largo.

Le stesse “primarie” portano ad un leader che viene prima di tutto, sino ad essere indipendente dal programma politico; un leader che si esprime su questioni generali che raccolgono un consenso elettorale molto ampio.

In effetti ciò che conta nella “democrazia plebiscitaria dell’audience” è che il popolo non partecipi, guardi soltanto, assista allo spettacolo.

Tutto questo accade, come già accennato, sotto la pressante richiesta di velocizzazione delle decisioni imposta dai mercati, con una depoliticizzazione della democrazia che vede prevalere la “conoscenza” dei governi dei tecnici e rifiutare “lacci e lacciuoli” delle deliberazioni collettive.

È una tendenza che separa di fatto i “pochi” che fanno politica dai “molti” che osservano ed esalta questa passività e la visibilità del leader.

L’esperienza di questo governo si colloca in questo contesto e va analizzata fino in fondo, fuori da qualsiasi dietrologia e/o tesi complottistica: semplicemente osservandone la genesi.

È indubbio che il “Fenomeno Renziano” è nato per essere una risposta ad una irreversibile ed inarrestabile spinta antipolitica che montava pericolosamente, che rischiava di mettere in discussione tutto il sistema di potere della cosiddetta prima repubblica.

Dalle esternazioni sulla “rottamazione” al “cambiamento di verso” tutto “appare” come la volontà di grande cambiamento.

Se riflettiamo più approfonditamente, non solo sulle “realizzazioni pratiche” di questo governo, ma anche sui sodali/sponsor più o meno occulti, gruppi di potere sostenitori del giovane fiorentino siano essi provenienti da ambienti cattolici vicino all’Opus Dei, da Cl oppure dalla massoneria e da ambienti finanziari sinistrorsi, ma ipocritamente conservatori dei loro interessi, questi erano molto, ma molto più preoccupati di quanto può esserlo il disoccupato italiano che non riesce a sopravvivere a questa crisi.

E questo per il semplice fatto che “lor signori” (li chiameremo così per semplicità) nel caso di un prevalere di un’alternativa politica autenticamente e tragicamente destabilizzatrice se non rivoluzionaria perderebbero tutto ciò che hanno: prima di tutto il POTERE.

Non potendo quindi assolutamente permettersi ciò, l’unico modo per sopravvivere all’avanzata dei “garibaldini dell’antipolitica” è quello di “cavalcare” la marea montante degli “indignados” di questo paese.

Sì, il gattopardo di cui parla Friedman è proprio questo; questo è quello che è avvenuto, questo è quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi: una “politica” del cambiare tutto perché nulla cambi.

Attenzione!

L’interscambiabilità è il paradigma principe nel ragionamento di “lor signori”: l’avvicendamento dei Bilderberg boys (Monti e Letta) con Renzi è solo l’affinamento di un percorso; nulla più.

I segnali ci sono tutti. Dalle televendite, alla pochezza progettuale che, mercé una comunicazione tesa a persuadere e sapientemente dosata e non già una seria informazione, pregna di verità, produce nella “pubblica opinione” un miscuglio di dubbi, speranze, incertezze e sorprese, perplessità e fiducia.

Il nutrito gruppo dei “Tancredi Falconeri Lor Signori” che ha prodotto Renzi è consapevole che alcuni prezzi dovrà pur pagare ma l’importante è che tutto il sistema che li vede in posizione dominante resti in piedi, non cambi.

Per cambiare veramente, per costruire una ALTERNATIVA occorre, prima di tutto, dare risposta a due domande:

QUALE SOCIETA’ VOGLIAMO?

QUALE DEMOCRAZIA VOGLIAMO?

Un’alternativa tutta da costruire; una alternativa che oggi pare essere rappresentata da un establishment conservatore, principalmente orientato verso il centrosinistra, che recupera categorie politiche come “sinistra e destra”, ormai retaggio di ottocenteschi scenari e che nascondono unicamente “interessi costituiti”.

Non è un caso che tutti quanti oggi accettino il parametro della governabilità come un tabù irrinunciabile senza curarsi di rispondere, di fronte ad un mondo che è completamente cambiato e sempre più cambierà, di quale Democrazia ha bisogno la nostra comunità; senza rispondere ad una domanda banale ma basilare in ogni Democrazia:

CHI RAPPRESENTA CHI?

Tutto ciò avviene con uno spettro che si aggira per l’Italia: l’angoscia di un popolo alla ricerca del compimento di una identità nazionale.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo”

sosteneva il Mahatma Gandhi.

Un popolo che non ha mai fatto alcuna rivoluzione ma paradossalmente un popolo che ha sempre segnato la via di grandi cambiamenti epocali.

Un popolo che dopo l’epopea “romana” ha vissuto sempre in servitù e nonostante ciò ha prodotto quel grande fenomeno culturale che è stato il Rinascimento per tutta l’Europa ed il mondo conosciuto.

Un popolo che fuori dalla retorica risorgimentale non è riuscito nell’impresa di costruire una “Nazione”; un comune sentire nazionale ed ha sempre interpretato lo Stato come un qualche cosa di avverso ai suoi interessi.

Un popolo che ha sempre convissuto con istanze rivoluzionarie mai tramutatesi in vere e proprie azioni rivoluzionarie e sempre viziate da revanscismi di diverse nature.

È un popolo che è ancora alla ricerca di un senso, un significato da dare al suo vivere insieme, un popolo ancora in attesa di uno “Stato-Nazione”…

È questa la domanda che ognuno di noi si pone di fronte allo smarrimento segnato e voluto da una classe dirigente che a definirla tale ci vuole fantasia.

Una classe dirigente (una “elite”) economica, sociale, culturale, politica e, non ultima di certo, “finanziaria” che è in completo stato confusionale con un orizzonte di futuro che non supera lo steccato del proprio giardino.

Una classe dirigente disponibile tutt’al più a costruire alternative che alternative non sono ma semplicemente gattopardeschi processi e che, con una politica mediatica, è costretta a sperare nel più grande bluff del momento al grido “dopo di lui la catastrofe” o “l’ultima spiaggia”.

Se questa breve premessa può essere considerata parte della ormai famosa “anomalia italiana” pensiamo che da questa occorra partire per almeno sognare un Nuovo Rinascimento ad uso di quanti si ritengono ormai cittadini del mondo.

È infatti dalla questione della “Democrazia dei post-moderni” che occorre partire per garantire la governabilità di società complesse.

È dall’etimo della Democrazia che occorre partire per superare una crisi che ha un solo aggettivo: epocale, quasi assimilabile al momento post bellico del secondo dopoguerra.

È un lavoro immane, lo sappiamo benissimo; ma è l’unico lavoro che ci consentirà di respingere scorciatoie, e accettare supinamente pericolosissime involuzioni. La pericolosità della “iper-democrazia” come la definisce Luca Ricolfi non può non ricordarci infatti tristi momenti già vissuti.

Noi non consideriamo alcun primato morale della politica ma riteniamo che un nuovo ordine nelle cose debba essere ricercato.

Una politica infatti come oggi la “viviamo” non è più in grado di trasformarsi in fatti concreti semplicemente per il fatto che ha perduto completamente la credibilità, ha perduto l’identificazione tra “potere della politica” e “potere dello Stato”.

Un sistema ormai che esprime una scarsissima “manovrabilità amministrativa” essendo etero diretto dall’esterno, senza strumenti di iniziativa imprenditoriale ma soprattutto condizionato da interessi dell’alta burocrazia.

Abbiamo parlato di “un ordine” che la politica DEVE ricercare; un ordine che consenta a tutti i cittadini di essere protagonisti così come il suffragio universale ci ha tramandato; rammentando altresì che ogni cambiamento senza suffragio universale non vuole dire niente.

La diffusione di internet (che in Italia è ancora molto bassa) potrebbe indurre in errore nel pensare ad una comunità di decisori in cui tutti decidono su tutto. Il mito della Democrazia Diretta che ci affascinò in un certo periodo della nostra esperienza politica giovanile, non fa più parte del nostro bagaglio.

Ma internet rimane uno strumento formidabile di trasmissione di conoscenza (almeno di informazioni) e come tale tutti possono/potranno consapevolmente approfittarne.

Un “tutti” che non vuole essere un assoluto ed “indistinto” parametro di partecipazione ma può costituire una garanzia nei confronti di pericolose involuzioni oligarchiche.

Coniugando quindi la consapevolezza di questa “partecipazione conoscitiva” con un sistema di delega si può pervenire ad una democrazia rappresentativa “vera”.

La proposta peraltro di un sistema che si autoriforma dall’interno non solo non convince ma ci fa sospettare l’inganno.

Il sistema non si cambia dall’interno, anche se lo si grida a voce alta; all’interno del sistema il rischio è di perpetuare, come stiamo sostenendo una politica gattopardesca; lo ripetiamo: una politica del… Che tutto cambi affinché nulla cambi.

La chiave di volta di questo sistema è la rappresentanza: ne è prova l’interesse che “lor signori” pongono alla legge elettorale come “soluzione falsa a un falso problema”.

Sino a qualche settimana fa pensavamo che non era folle pensare che ritenevano “inevitabile” mandarci al voto con una legge elettorale proporzionale pura al fine di dar luogo ad una fase costituente della quale i protagonisti saranno ovviamente i soliti noti autori ed attori.

Al peggio non c’è mai fine: hanno superato loro stessi riproponendoci un porcellum riverniciato.

La rappresentanza oggi garantisce al cittadino un voto, dopo di che il nulla sul piano del controllo e della costruzione delle decisioni.

“Finzione di un gioco delle parti “democratico. È fittizia infatti la cessione di sovranità con il voto… Non è realistica l’uguaglianza: siamo uguali solo in quanto viene a tutti di mettere una croce sulla scheda, poi l’uguaglianza si esaurisce. È irrealistica la formazione di una opinione pubblica informata che è il presupposto di una libera scelta politica: noi cittadini in realtà andiamo avanti tra stereotipi, informazioni manipolate, notizie false e non controllabili.”                                                                                                                                                                                          (cit. Raffaele Simone)

La rappresentanza di cui “parlano i cittadini” è invece quella che garantisce la partecipazione alla riscrittura, ormai indifferibile, delle regole del nostro vivere insieme, della forma dello Stato.

È giunto il momento di riscrivere nuove regole del nostro vivere civile, di aprire una fase costituente e questo lo possono fare solo i cittadini.

È vero che i grandi cambiamenti avvengono su impulsi di elite, ma sono destinati al fallimento o al non compimento se le “persone” non se ne impossessano.

Questo significa che prima della decisione ultima (il voto) le persone debbono decidere della loro volontà di impossessarsi dei processi decisionali che influenzeranno la loro vita, che decideranno del bene comune.

L’iscrizione, al raggiungimento della maggiore età, alle liste elettorali non può più essere sufficiente ad esprimere “Democrazia” e un governo del popolo, in una società profondamente mutata e complessa non può essere affidato solo, e totalmente, a “questi” corpi intermedi.

Per questo è indispensabile individuare strumenti che consentano alle persone di partecipare alla formazione delle decisioni in modo più diretto.

Concretamente quindi solo l’iscrizione ad un Pubblico Registro degli Elettori su richiesta dei cittadini che intendono partecipare di volta in volta, esprimendo precisa delega, alla formazione della “governance” di questo Paese potrà garantire il passaggio alla Democrazia del terzo millennio.

La Dichiarazione Pubblica di Volontà delle persone è quindi l’atto primo della formazione della decisione; è l’atto che sancisce l’esercizio del diritto di voto in modo consapevole.

Affrontare quindi le questioni che segnano questa crisi epocale da parte di persone consapevoli e coscienti può fare la differenza tra soluzioni condivise e soluzioni imposte.

Questa Dichiarazione riteniamo, come detto, possa essere espressa in un Pubblico Registro degli Elettori, che per mezzo di un “atto pubblico” si può rendere pubblico mediante i siti web che parteciperanno al percorso.

Riprendere e cambiare quindi l’art. 49 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale) finalizzato, in “quell’epoca storica”, alla costruzione dei corpi intermedi che si chiamano “partiti”.

Partiti oggi totalmente inadeguati ad assolvere al compito per il quale erano stati costituiti; ma respingendo altresì contemporaneamente il processo di de-intermediarizzazione lanciato da Matteo Renzi nell’ultima Leopolda.

Se questo Paese deve essere riscritto, se questa Europa deve essere costruita ciò può avvenire soltanto se tutti, in prima persona, si dedicheranno a questa riscrittura e a questa costruzione.

La Dichiarazione pubblica di volontà si concretizza quindi in momenti di confronto sulle questioni e contestualmente si pone l’obiettivo di giungere ad una sintesi della rappresentanza su due (soltanto DUE !!) soggetti, garanzia di alternanza al governo della cosa pubblica.

Due corpi intermedi che rappresenteranno le politiche che governeranno la cosa pubblica.

Quartiere per Quartiere, Comune per Comune, Provincia per Provincia, Regione per Regione solo attraverso la Dichiarazione Pubblica di Volontà dei cittadini e con precisa Delega si costruiscono i corpi intermedi del Terzo Millennio.

È necessaria quindi una iniziativa di tipo culturale prima ancora che politica in senso stretto, che affronti l’Operazione Verità di cui sopra.

Questo è il compito di una elite intellettuale, avente come mission quella di “lanciare” una nuova fase costituente, o se vogliamo, un nuovo Rinascimento basato sui Principi e sui Valori dell’uguaglianza e della responsabilità.

La proposta rivolta alle persone più Responsabili e Coscienti è quella della costituzione di un Laboratorio che, in collaborazione con una costituenda Scuola di Formazione di quadri politici-amministrativi, tracci i contenuti di UNA NUOVA FASE COSTITUENTE.

Un Laboratorio Politico che contribuirà ad accrescere la capacità della politica democratica di analizzare le esigenze della società, in un orizzonte europeo e con un respiro nazionale e svolga funzioni di controllo e proposta.

Utilizzando i seguenti strumenti:

  1. Controllo. Ormai non ci sono più scuse: il web contiene e diremmo impone, ogni tipo di trasparenza. Chiunque eserciti il potere in nome dei cittadini deve rinunciare completamente alla sua privacy patrimoniale. Questo si coniuga con un sistema di “spoil sistem”.
  2. Attività di audit. Monitoraggio dell’attività politico-legislativa in modo che gli Elettori possano discuterne l’evoluzione svolgendo un ruolo di auditor di terza parte fino a esprimere un articolato giudizio.
  3. Recall. Possibilità da parte degli Elettori di manifestare nei confronti di qualsiasi pubblico amministratore una sentenza di deficit fiduciario ed esprimere così un giudizio politico negativo che, se adeguatamente diffuso, potrà avere un suo peso.
  4. Proposta. Il lavoro di elaborazione e di sintesi svolto dal Laboratorio verrà periodicamente fatto conoscere sul web e sui media in generale.
  5. Referendum propositivi. La stessa “intuizione” del Pubblico Registro degli Elettori potrà concretizzarsi in una Proposta di legge di iniziativa popolare.

Un Laboratorio Politico che si propone di mettere in rete le conoscenze e le capacità di discussione, di studio e di ricerca, diffuse nelle istituzioni universitarie, nei centri di studio privati e pubblici, nelle associazioni e nelle fondazioni culturali, nel mondo delle professioni, nei soggetti economici privati e nella Pubblica amministrazione.

Un Laboratorio Politico che intende articolare la propria presenza sul territorio attraverso la propria attivazione sui social media, la realizzazione di position paper, issue newsgroup e iniziative formative (seminari, convegni, dibattiti e workshop) ed una “Infrastruttura leggera” che darà voce, in questa fase, a questa “alternativa costituente”.

Noi vogliamo essere parte di questo “processo costituente” attraverso la costruzione di “gruppi per la democrazia”, isole libere, plurali, solidali, di impegno e discussione, all’interno di ogni realtà territoriale, sociale e culturale.

Isole per un arcipelago di agorà per questo Paese.

Un percorso innovativo, fuori dagli schemi, che fida nel cuore e nelle menti dei cittadini che hanno compreso appieno la necessità di un radicale cambiamento di sistema.

Mettersi in rete quindi per diventare protagonisti, per riprendersi la politica e la vita.

Arcipelago, con una giornata di riflessione su quanto abbiamo sopra accennato propone un’iniziativa che affida a voi il compito di ispirare quella alternativa che da tempo questa società ha bisogno.

     

 

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