“La democrazia non funziona senza élite meritocratiche che tutelino l’interesse generale” Evviva i tecnocrati!

“BINGO !  ADESSO PENSANO CHE LA DEMOCRAZIA NON SERVE PIU ‘ ?! …

 

Goulard, vicina a Monti, dice senza complessi che la strada da seguire è quella della competenza e del merito

 

“Gli italiani alle prossime elezioni possono giocare un ruolo straordinario, addirittura d’avanguardia rispetto all’Europa intera, per rinnovare le nostre democrazie in crisi politica ed economica”, mostrando consapevolezza del fatto che “la democrazia richiede la presenza di élite selezionate in base al merito e che governino nell’interesse generale oppure diventa inefficiente”. Ne è convinta Sylvie Goulard, cittadina francese eletta al Parlamento europeo, già consigliera di Romano Prodi quando era presidente della Commissione Ue, e coautrice insieme a Mario Monti di “La democrazia in Europa” (Rizzoli). Goulard, che mercoledì 9 gennaio sarà a Roma per un evento pubblico con Monti, non nasconde la sua vicinanza ideale al premier – “Con lui ho scritto svariati articoli e un libro, non è un mistero”, dice al Foglio – ma precisa di non voler interferire con la campagna elettorale in corso. Meglio ragionare sulle sfide che accomunano Italia ed Europa. Nel libro “La democrazia in Europa”, è citato l’analista americano Nathan Gardels, la sua idea – maturata durante un breve viaggio nell’Italia montiana – che le democrazie abbiano bisogno di essere “depoliticizzate” e poi innervate di “meritocrazia” e “competenza”. Solo così, è la tesi di Gardels, i paesi occidentali potranno tutelare gli interessi delle future generazioni. Perché parlarne in un libro dedicato all’eurocrisi? “Citiamo Gardels per descrivere la crisi della democrazia contemporanea ma, senza togliere nulla a lui, ci siamo serviti anche e soprattutto delle analisi di Alexis de Tocqueville, dei padri fondatori americani e di quelli europei”, dice Goulard.

Del giornalista Gardels “abbiamo apprezzato la formula della ‘cultura Diet Coke’ che imperversa nelle nostre democrazie”, dice Goulard. “Quella cultura per cui si vuole tutto e subito: si esige il dolce ma non le calorie, l’istruzione pubblica ma non le tasse, e via dicendo”. Non è tanto colpa delle opinioni pubbliche, precisa l’eurodeputata: “E’ l’inadeguatezza di certa politica che ha fatto prevalere una visione di breve termine”. I politici guardano al “breve termine”, gli statisti al “lungo termine”, è un tema su cui insiste anche Monti. “L’estrema complessità dell’economia globale costringe a decisioni tempestive. Poi le nuove tecnologie applicate all’informazione hanno portato al dominio del ‘tempo reale’. Così, pochi minuti dopo ogni vertice europeo, i leader s’affrettano a rivendicare la  vittoria personale sui singoli dossier. Anni fa – continua Goulard – era un po’ più facile prendere decisioni difficili”. Un esempio: “Robert Schuman, cinque anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, propose di riconciliarsi con i tedeschi. Era un’idea folle, molte famiglie francesi avevano perso almeno un parente stretto nel conflitto. Un’idea folle ma lungimirante, che spezzò il circolo vizioso della vendetta e avviò un cinquantennio di pace e benessere”.

Occorre dunque “depoliticizzare” le nostre democrazie, come suggerisce Gardels?“Tutto sta a capire cosa si intende per ‘depoliticizzare’”, replica Goulard. Secondo l’eurodeputata francese, la buona politica è quella che “supera la veduta corta e gli interessi particolari”, senza timore di  rivendicare il suo carattere “elitario” e “meritocratico” ma mai classista. Lo sosteneva anche un padre fondatore americano come Hamilton, nel XVIII secolo, così citato nel libro di Monti e Goulard: “I princìpi repubblicani non esigono affatto che ci si lasci impressionare dal minimo vento delle passioni popolari né che si debba obbedire a tutti gli impulsi momentanei” delle masse.  Così, concludeva Hamilton, “è avvenuto più di una volta che il popolo abbia voluto elevare monumenti a uomini che avevano avuto il coraggio di dispiacergli per servirlo”. Prim’ancora era venuto Montesquieu: “Per lui – dice Goulard – la virtù dei rappresentanti è il principio cardine della democrazia rappresentativa”. Mentre la “democrazia” si trasforma in “demagogia”, aggiunge Goulard, “se la gente in carica per tutelare l’interesse generale non lo persegue più dando priorità alla rielezione”. La repubblica degli ottimati? “No. Presupposto di tutto è che funzionino i meccanismi meritocratici nei singoli paesi, che questi prevalgano sulle appartenenze di sangue o di classe. La meritocrazia dà speranza anche agli ultimi”, chiosa Goulard, passata in gioventù per un centro d’eccellenza fieramente repubblicano e aperto a tutti come l’ENA. “La politica ‘all’antica’ ha generato il debito pubblico di oggi, la disoccupazione giovanile. E tutto per soddisfare di volta in volta piccoli interessi di parte. Vogliamo continuare così?”. La domanda è retorica, la risposta è “no”: “Della tecnocrazia, troppo spesso, si offre un’immagine caricaturale – conclude Goulard – Dalle Corti dei conti alle Autorità garanti della concorrenza, dalla Banca centrale europea alla Commissione Ue, non mancano gli esempi di autorità indipendenti che tutelano risparmiatori e consumatori, rafforzando così le nostre democrazie, senza dipendere in ogni momento dal consenso popolare ma senza espropriarci della sovranità popolare”.

di Marco Valerio Lo Prete   –   @marcovaleriolp © – FOGLIO QUOTIDIANO

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *