La fase due

(di Francesco Giannattasio)-

Lunedì 4 maggio  cominciamo a muoverci con più libertà ma per farla durare, dovremo mantenerla con una condotta guidata soprattutto dal   buonsenso. Se viene a mancare quello  mi sa che ci troveremo in condizioni peggiori di quello che ci siamo lasciati alle spalle , o almeno quello che , speriamo di aver  superato.

Questa pandemia  che si è insinuata in modo  subdolo,  sembra che stia concedendoci un po’ di tregua. Forse dovremmo utilizzarlo   per porci alcune riflessione sul modo di vivere e sull’organizzazione sociale.

Prendendo a prestito il pensiero filosofico di Umberto Galimberti: “ dove credeva di essere arrivato, l’essere umano? Perché, costretto a fermarsi, non sa più chi è? E cosa pensa  di fare davanti alla negatività della vita? “

Il corona virus sembra  una sofferenza difficile da sopportare in un’epoca in  cui la tecnologia, il progresso , si trova improvvisamente a fare i conti con la semplicità dell’esistenza umana, riportandoci , di colpo,  alla   dimensione di fragilità collettiva, propria del soggetto umano.

Sono rimasto sostanzialmente  interessato dalle interviste che due esponenti di rilievo della politica cittadina , uno di maggioranza e l’altro dell’opposizione ed ho rilevato delle argomentazione piuttosto evasive quanto generalizzate : l’opposizione concentra la proposta sull’aiuto agli indigenti ed al rafforzamento della sanità territoriale. Come non si può non essere d’accordo ? Ma dove ci porta ? Ad un miglior servizio e di per se non una cosa da poco, ma non  ad una proiezione  temporale.

Quello della maggioranza , sostiene che è tempo di lavorare, ma in sostanza non appare niente  di concreto, soprattutto in prospettiva futura, se  non sogni confusi, arricchiti da citazioni calcistiche. Al pratico sono fermi  nell’imparare a leggere la bussola  per capire la direzione . Non sono ancora  riusciti ad erogare i fondi per gli indigenti se non in minima parte ; il bilancio, ad un anno dalle elezione è ancora in fase di studio.

Il problema  è che manca una prospettiva politica, basata su ragionamenti di idee condivise e programmatiche. Ma una forza politica che è stata proiettata alla guida della città da una condizione contingente di esaltazione generalizzata, non dispone di organizzazione ed idonei strumenti capace di tracciare  idee temporali. Naturalmente qualche eccezione può emergere.

Contrariamente nelle forze di opposizione c’è ne’  in abbondanza e se ne avuta prova  dei convegni sulle  proiezioni di idee , nel periodo antecedente alle elezioni,  esposte al museo del ciclismo, che indicavano percorsi degni di attenzione e sicuramente proiettati verso una programmazione futuristica. D’altronde non difettano  di personaggi politicamente evoluti , a cominciare dagli ex sindaci e dagli ex parlamentari  e non è da meno  l’amministratore delegato dell’Acos, un pozzo continuo di idee.

Il  centro sinistra deve mettere a frutto questi patrimonio di competenze e dedicarsi a convegni di elaborazione di idee , sintetizzandoli e rendendole applicabili ,  tracciando una nuova visione di organizzazione sociale ,  rivedendo e revisionando regolamenti e delibere non indispensabili e, prepararsi al dopo. Riflettendo sui concetti filosofici di Galimberti , verso un concetto di umanità fragilità.

Lasciando la politica amministrativa alla maggioranza   che sicuramente nei quattro anni che seguono, metteranno a fuoco la bussola .  Ha senso offrire collaborazione ed essere respinti con sufficienza ? Comunque un elogio va riconosciuto al presidente del consiglio Oscar Poletto che con perseveranza ed intelligenza  cerca di cucire e ricucire un rapporto difficile se non impossibile.

 

 

 

 

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