LEGGE ELETTORALE, PARISI: “ORA PD PER MATTARELLUM? NON MI FIDO”

(di Arturo Parisi-)

Arturo Parisi non si fida. Quando si fece promotore del referendum per il ritorno al Mattarellum, il Pd si tenne fuori. Ora invece i democratici sembrano aver cambiato idea. E’ atteso a giorni un ddl, prima firmataria Anna Finocchiaro, che chiede proprio il ritorno al vecchio sistema elettorale. “Una rivincita per me? Solo se il Pd avesse davvero cambiato linea riconoscerei nella loro iniziativa, una rivincita. Non certo mia, dei cittadini”, dice Parisi all’Adnkronos.

Ma Parisi non e’ convinto: “Se dubito? Si’, e’ cosi’”. Perche’, spiega, il gruppo dirigente del Pd “ha sempre lavorato per un ritorno ad un sistema di impianto parlamentare fondato sulla delega ai partiti e quindi su una legge elettorale sostanzialmente proporzionale”. Compresa, dice Parisi, Anna Finocchiaro che “non ha mai firmato ne’ la proposta di legge ne’ il referendum per il ritorno al Mattarellum” eppure ora si fa promotrice di un ddl pro-Mattarellum.

E come lei, altri big del Pd: “nessuno dei dirigenti del Partito da Bersani a Letta, da D’Alema alla Finocchiaro” firmarono la proposta di ritorno al vecchio sistema elettorale. “Violante poi, che al tavolo delle riforme, piu’ che Bersani rappresentava D’Alema, ha sempre resistito al ritorno al Mattarellum”. E lo stesso fece Bersani, prosegue Parisi: “Su sua proposta la Direzione del Pd boccio’, come al solito quasi all’unanimita’, la nostra iniziativa referendaria”.

Ora, prosegue Parisi, “mi basterebbe che spiegassero perche’ l’anno scorso hanno remato contro la proposta che dicono ora di aver fatto propria, e perche’ ora hanno cambiato opinione. Non lo dico per dispetto, ma per rispetto verso di loro”. Ma Parisi dubita che ci sia un vero cambio di rotta: “Sono infatti profondamente convinto che se il vertice dirigente del partito nel 1993 si oppose ad una legge elettorale compiutamente maggioritaria, nel 1999 boicotto’ nei fatti il referendum per l’abolizione della quota proporzionale, nel 2005 non contrasto’ adeguatamente il Porcellum, e’ perche’ non ha mai veramente accettato il passaggio ad una democrazia competitiva, bipolare, fondata sul principio di alternabilita’, e sulla investitura diretta dei governi da parte dei cittadini”

Sono quindi questi i veri motivi per i quali il Pd non aveva condiviso in passato il ritorno al Mattarellum? “Di certo -risponde Parisi- e’ il motivo per il quale Violante, che al tavolo delle riforme, piu’ che Bersani rappresentava D’Alema, ha sempre resistito al ritorno al Mattarellum. Lo stesso motivo per il quale il vertice del partito non ha mai neppure preso il considerazione la proposta di legge sottoscritta da piu’ di 200 parlamentari che presentammo alla apertura della scorsa legislatura”.

“E’ per questo che, su proposta di Bersani, la Direzione del Pd boccio’, come al solito quasi all’unanimita’ la nostra successiva iniziativa referendaria. E’ per questo che nessuno dei dirigenti del Partito da Bersani a Letta, da D’Alema alla Finocchiaro, ha mai firmato -ricorda Parisi- ne’ la proposta di legge ne’ il referendum per il ritorno al Mattarellum. E’ per questo che, a dispetto del fiume di firme raccolte, dopo aver intensamente auspicato e salutato con sollievo la bocciatura della Corte, hanno infine lasciato che il tempo utile per la bocciatura del Porcellum si consumasse invano”.

Parisi teme che nemmeno stavolta il Parlamento riuscira’ a fare una riforma della legge elettorale. “Mi consenta di diffidarne. Chi legge attentamente il rapporto sulle Istituzioni consegnato dai cosiddetti saggi al Presidente della Repubblica, non puo’ che trarne motivi di seria preoccupazione. E altrettanti motivi di preoccupazione deve trarne quando nelle dichiarazioni del governo e dei vertici di partito ritrova irrisolti gli stessi nodi del recente passato”.

“Il dibattito sulla natura e il profilo della convenzione, le date di scadenza ogni giorno diverse e tuttavia tutte guidate da una stessa intenzione dilatoria, il gioco a rimpiattino -sottolinea- tra le modifiche della costituzione e quella della legge elettorale. Esattamente come un anno fa. Quando si rinvio’ la legge elettorale con la scusa che si dovevano fare prima ben altre riforme, salvo mandare a monte le riforme per far finta di fare la legge elettorale. Se, pur coi legittimi dubbi, l’anno scorso la Corte avesse ascoltato i 110 ordinari di diritto costituzionale delle nostre Universita’ che l’invitavano ad ammettere il referendum, la situazione sarebbe oggi totalmente diversa”.

“Esattamente un anno fa, in una domenica di maggio, i cittadini avrebbero fatto quello che i partiti di loro inziativa non faranno mai. E ho idea che il teatrino dei rinvii e delle rassicurazioni e’ destinato a continuare all’infinito se tra i cittadini non si leva di nuovo un forte movimento di protesta. Credo che sia arrivato il momento di gridare: adesso, basta!”, conclude Parisi.

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