LETTERA APERTA AGLI AMMINISTRATORI LOCALI

di Matteo Marziali

SCRITTO DA REDAZIONE IL 26 DICEMBRE 2012. PUBBLICATO IN GRUPPI TERRITORIALI

Come Amministratore locale ho ritenuto mio dovere leggere e studiare i Trattati Europei che di fatto hanno imbrigliato e incatenato il nostro Paese. Molti amministratori pensano che la situazione delle realtà locali sia dipendente esclusivamente da fattori di natura locale, regionale o nazionale.
Non sanno  che la povertà crescente dei nostri concittadini che ogni giorno dobbiamo gestire è dovuta al sistema monetario “euro” e ai vincoli di spesa decisi e imposti dall’Europa. Questo sistema che al primo ostacolo posto da una crisi economica non è in grado di far risollevare l’economia e sostenere i cittadini bisognosi.

Molti amministratori sono a digiuno di conoscenze macroeconomiche e così si spiega come la maggior parte di loro cada nella trappola di considerare il Governo Monti come il Salvatore della Patria,  criticandone contemporaneamente i tagli feroci sui servizi e sui trasferimenti da parte dello Stato.

Come amministratore locale voglio sottoporre all’attenzione dei miei colleghi l’articolo 123 ex articolo 101 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). È indicato infatti che la Banca Centrale Europea (BCE) NON può monetizzare direttamente gli Stati membri e nessuna delle loro amministrazioni locali siano essi comuni, province o regioni. Nello stesso articolo si dichiara però che la stessa BCE deve assolvere al finanziamento sia di Istituti Bancari pubblici, sia di Istituti Bancari privati in egual misura. Tradotto significa che la BCE finanzia entrambe le realtà con un tasso di interesse vicino all’1% mentre i Comuni, le Province, le Regioni sono costrette ad aumentare le tasse e a tagliare spese e investimenti per la collettività per non rischiare il collasso. La BCE crea moneta dal nulla per le banche ma non per gli Stati, le regioni, le province. A tutti gli Enti statali e amministrativi l’Europa impone tagli e riduzioni di servizi, privatizzazioni di asset pubblici che di fatto contribuiscono all’impoverimento delle persone.

È un’aberrazione storica e politica, un mostro privo di precedenti in migliaia di anni di civiltà,  che esistano degli Stati un tempo sovrani oggi privi della capacità di emettere e spendere la propria moneta, e che per questo siano assoggettati alle imposizioni e direttive di una Banca Centrale europea che non risponde a nessuna forma di controllo democratico. Il debito pubblico italiano, prima denominato in una valuta emessa e controllata dallo Stato, e come tale semplice informazione contabile, è stato trasformato in debito denominato in Euro, che è una valuta non emessa né controllata dal nostro Stato. Questo, oltre che essere inconcepibile in uno Stato che si dichiara sovrano, ha delle ricadute pesantissime sul sistema economico e sulle Amministrazioni locali. Per il solo pagamento degli interessi su questo debito lo Stato Italiano spende oltre 70 mld di Euro all’anno, che vanno semplicemente ad alimentare rendite finanziarie di istituti bancari, fondi d’investimento, speculatori, e non producono nessuna forma di benessere per la collettività. Per soddisfare la voracità di questi nuovi rentier, gli Stati e le Amministrazioni locali chiudono scuole, ospedali, ritardano i pagamenti ai fornitori, non possono riparare le strade, devono aumentare senza fine la tassazione sui cittadini.

Il mio appello è rivolto a tutti i colleghi amministratori locali perché approfondiscano la conoscenza delle dinamiche macroeconomiche, perché si facciano promotori di un dibattito su questi temi all’interno delle istituzioni che rappresentano. Diversamente cadranno sempre nella trappola per cui “un anno di sacrifici hanno fatto bene all’euro ma non ai loro cittadini”.

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