LIBERI ELETTORI

(di Associazione Arcipelago)-

L’affermazione del Governatore della Banca d’Italia Visco secondo la quale “Una intera classe dirigente (‘politica’, ‘finanziaria’, ‘economica’) non è stata in grado di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici, e demografici degli ultimi 25 anni” trova riscontro e conferma nei commenti di autorevoli osservatori politici all’indomani della nomina dei 35 saggi.

Al di là di una doverosa ed onesta ammissione di responsabilità che ci deve vedere tutti coinvolti, la considerazione che sorge spontanea è che il Paese è di fatto ingovernabile perchè è venuto a mancare il  senso vero della “rappresentanza” ed è esplosa con la “personalizzazione” della politica una fortissima autoreferenzialità.

Nel processo costituente post bellico la tensione ideale alla “ricostruzione” ha condotto tutti i cittadini di questo Paese ad identificarsi in una classe dirigente.

Quel mondo sicuramente meno complesso consentiva un’accettazione dell’offerta politica e quindi una maggiore governabilità.

Oggi questo non è più. Gli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici, e demografici degli ultimi 25 anni hanno prodotto insicurezza e ingovernabilità minando alle basi la Democrazia.

Pensare quindi di avviare una così radicale riforma della Costituzione senza tener conto di questa assenza di tensione ideale ma anzi in presenza di una delegittimazione nei fatti da parte di una stragrande maggioranza di cittadini nei confronti di una classe dirigente, tradisce una grande disonestà intellettuale.

Affidare quindi la revisione della seconda parte della Costituzione soltanto ad esperti senza far nascere tra i cittadini una grande riflessione su quale forma di democrazia il Paese vuole significa non tener conto che il mondo è cambiato ed ancor di più cambierà.

Le categorie politiche del secolo scorso non sono più idonee a comprendere il mondo in cui viviamo e quindi è ineludibile un processo costituente che si estenda a tutto il Paese, una grande rivoluzione culturale che veda impegnati i cittadini in prima persona.

E cio’, attenzione, non soltanto con un’azione referendaria pur sacrosanta e necessaria ma con un movimento di coscienza civile come fu presente all’indomani della tragedia bellica.

Solo questo ci potrà far pensare che la volontà di questa classe dirigente non sarà di tipo gattopardesco.

Da parte nostra noi sosteniamo che la riflessione oltre che sulla forma di governo, sulla legge elettorale e quant’altro debba focalizzarsi principalmente sulla domanda “chi rappresenta chi” e quindi sulla necessità di superare l’associazione Suffragio Universale-Voto come due momenti conseguenti e consecutivi.

Il Suffragio Universale che garantisce infatti il diritto di voto sin dalla nascita deve essere legato, seguito, da una dichiarazione del cittadino elettore di una volontà di contare, di essere parte attiva nel processo decisionale e di controllo di quanto avviene.

Nel concreto l’automatica iscrizione alle liste elettorali al raggiungimento del 18 anno di età deve essere implementata da una dichiarazione pubblica di volontà di voler partecipare all’esercizio di questo inalienabile diritto.

Questo può avvenire, ad esempio, con una iscrizione ad un albo che consente al cittadino elettore di partecipare attivamente alla definizione delle questioni che non troverebbero altrimenti soluzione.

A seguire questo dovrà condurre alla sintesi delle soluzioni e quindi alla ridefinizione di un sistema bipolare che nell’immaginario collettivo già esiste nonostante tutti i beceri tentativi di chi detiene oggi il potere di tornare ad un sistema proporzionale retaggio di culture ottocentesche.

Il conflitto che sempre più con forza si sta delineando non sarà più un “conflitto tra classi” ma sarà sempre più uno scontro, come recitava una vecchia canzone, “tra chi ha il potere e chi invece non ce l’ha“.

 

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