Ma perché non vendiamo la Rai?

(di Paolo Lazzari-Arcipelago)-

A onor del vero l’aveva già detto Grillo, in campagna elettorale: chiudiamo la Rai. Ma ora che ho letto della decisione del governo greco di chiudere la televisione di stato, riprendo una mia vecchia proposta, quella appunto, di ridurre la Rai a un solo canale.

Un solo canale di stato, bello, ben fatto, di buona informazione, ricco di notizie correttamente riportate, con approfondimenti affidati a specialisti e non ai politici di turno, con larghi spazi dedicati alla cultura in tutte le sue declinazioni, alla storia, all’arte alla buona musica. Senza giochi a premi, senza conduttori e conduttrici, senza cuochi, senza San Remo senza varietà stucchevoli, senza miserabili serial all’italiana, senza comici di regime, senza l’imperante gergo romanesco e, sopratutto, senza pubblicità.

Il modello cui mi riferisco è la Bbc che già da diversi anni ha imboccato questa strada, recuperando credibilità a seguito di un processo di miglioramento qualitativo che è stato apprezzato dai telespettatori, specialmente nei suoi aspetti di intelligenze minimalismo. (Chi ha avuto modo di confrontare le trasmissioni professionalmente essenziali sulle ultime Olimpiadi messe in onda dalla Bbc con quelle slabratissime della Rai, sa di cosa parlo).

E tutto il resto? Facendo salvo il patrimonio storico di documentazione, si venda tranquillamente al miglior offerente rimpinguando le casse dello stato di un bel gruzzolo, credo, di miliardi.

Poiché sento già il lacerarsi delle vesti di parrucconi e benpensanti, aggiungo subito che dall’asta andrà esclusa Mediaset e chiunque altro abbia più di una rete, magari anche con una preferenza espressa per gruppi stranieri, meno infiltrabili, si presume, dalla insinuante, politica italiota. E aggiungo anche che l’occasione sarebbe proprizia a una legge sul conflitto di interesse, che regoli davvero tutto il sistema dei media. Quindi televisioni ma anche giornali in modo che possa finire una volta per tute la vergogna tutta italiana di una stampa quotidicana completamente, ripeto, completamente, nelle mani della grande industria e della grande finanza.

E la pluralità dell’informazione? E il dibattito democratico? Con la ricchezza di offerte mediatiche che si verrebbero a creare, non mancherebbero certo canali vogliosi di ospitare ogni sfumatura della nostra ricchissima articolazione politica.

Paolo Lazzari

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *