«…O la politica ammazza il gattopardo o il gattopardo ammazza l’Italia…»

«…O la politica ammazza il gattopardo o il gattopardo ammazza l’Italia…»

Il rischio è reale, ma l’inganno continua!

Si denuncia come Gattopardo chi resiste a un cambiamento ormai inevitabile; chi si erge, a volte in modo capzioso, a difesa di interessi “garantiti”, di rendite di posizione ormai anacronistiche. Si commette così l’errore di non comprendere l’essenza stessa del cambiamento, la natura di una rivoluzione, di cui questo nostro Paese ha urgente necessità.

Si confondono i generali di “Franceschiello” che si contrapposero, peraltro senza tanta convinzione, ai garibaldini con i “Tancredi e i Tomasi di Lampedusa” che cavalcheranno l’onda garibaldina per… “cambiare tutto affinché nulla cambi”.

La verità quindi è che chi ha costruito l’onda renziana rappresenta il “gattopardo”. Un gattopardoche non si preoccupa in questa fase post bellica (e l’accostamento non è affatto fuori luogo) ditrovare un comune sentire tra i cittadini che dia il “la” musicale a un cambiamento che questo Paese chiede ormai da troppo tempo.

Sono infatti le regole fondamentali del nostro vivere insieme che debbono essere riscritte; quelle regole che seguono i principi di responsabilità e di uguaglianza che non possono essere scritte da chi non ha alcun titolo né politico né giuridico. Ci riferiamo a “questa politica” anche nelle sue espressioni istituzionali.

Per chi non vuol comprendere, parliamo di Riforme Costituzionali che non possono essere a carico dell’ “Esecutivo” in osservanza a un principio democratico fondamentale: divisione dei poteri, pesi e contrappesi debbono essere riscritti in una fase costituente che non può sottostare a pericolose velocizzazioni.

L’inganno si disvela in tutta la sua gravità non già negli enunciati (oggi li chiamano “narrazioni”) del Presidente del Consiglio ma nei pur importanti tentativi di soluzione dei problemi.

Quando si parla di burocrazia non si arriva a concepire una indispensabile rivoluzione copernicana che prevede lo “spoil sistem”delle posizioni apicali sull’esempio americano, con il quale il perseguimento di obiettivi come efficienza, efficacia, rendimento, meritocrazia sarebbero raggiungibilissimi in tutto il comparto pubblico nella misura in cui queste posizioni sono strettamente collegate al principio di responsabilità certa del livello politico corrispondente.

A seguire lafortissima disuguaglianza nel mondo del lavoro tra “garantiti del pubblico” e “non garantiti del privato” potrebbe cessare rapidissimamente.

Ma è sulla questione della rappresentanza che l’inganno si rivela in tutto il suo plebiscitario e pericoloso splendore.

La Democrazia non è questione che sta nell’agenda del Governo. La Democrazia è uno strumento da sacrificarsi, quando va bene, sull’altare della “governabilità”.

Non è un caso che i “Franceschielli” di questo paese ed i “Tomasi di Lampedusa” si stiano accordando su una legge elettorale che non si pone minimamente la domanda: quale democrazia per il nostro Paese nel terzo millennio?

Domanda che i cittadini si stanno ponendo da anni ormai e che trova una risposta, forse errata, nel numero dell’astensionismo.

Il Prof. Luca Ricolfi ci segnala come ineluttabile una percentuale del 4­-5% di cittadini che hanno un qualche interesse per la politica.

In un sistema politico nel quale il cittadino “prima”, “durante” e “dopo” il voto non conta pressoché nulla, il numero dell’astensione è destinato ad aumentare.

L’inganno su questo fronte si esprime, oltre chenel prendere atto di questo tasso di partecipazione, anche nell’accettare una immutabilità dei corpi intermedi così come costituiti in una lontanissima epoca storica e pervenutici nella loro attuale forma  degenerata.

È quindi di una fase costituente che l’Italia ha assoluto bisogno affinché dalle sue élite nasca un nuovo rinascimento culturale, politico, economico e sociale. Elite non certo chiuse in postriboli politici o economici ma che si mettono in campo con tutti quei cittadini che desiderano contribuire a questo processo costituente. Elite che si assumono la responsabilità di produrre un progetto di repubblica democratica per il terzo millennio che “responsabilmente” i cittadini dovranno approvare.

Associazione Arcipelago

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