PARISI: “QUELLO DELL’EMILIA NON E’ UN DATO LOCALE, LA DÉBACLE DI FI UN PROBLEMA PER IL SISTEMA”

(da http://www.arturoparisi.it/)-

Il Pd vince – 4 regioni strappate al centrodestra in 9 mesi, come ha ricordato nella notte Renzi – ma l’astensione trionfa, soprattutto in Emilia. Un segnale per il governo?

Segnale è dire poco. E riduttivo sarebbe pure dirlo disaffezione, e men che mai apatia. No questa è protesta. Dico di più: partecipazione. Un grido di dolore, che è allora stesso tempo impotenza e scontentezza profonda.

Vuol dirci che più che antipolitica è un altro modo di esprimere la politica?

Esattamente. E’ ai politici, alla politica che parlava chi ha disertato i seggi. A tutti. Non solo al governo. A tutti. A cominciare naturalmente dalla destra. Certo disfatta, sconfitta, o arretramento non sono la stessa cosa. Ma hanno perso tutti. Non vorrei che qualcuno si montasse la testa solo perchè, grazie alla disfatta di altri, il suo arretramento o la sua tenuta possa apparire una vittoria o un trionfo.

Ha ragione quindi Renzi a relativizzare il dato rivendicando la vittoria e indicando l’astensione come un problema di tutti.

Renzi ha il dovere democratico di difendere il risultato istituzionale che carica il Pd della responsabilità di governo, e il diritto di mettere a tacere chi, senza titolo, pensa di avvantaggiarsi delle sue difficoltà. Ma questo non ci consente di definire un “dato secondario” questo disastro. Certo in generale. Ma anche per il Pd.
Perdere in sei mesi 677 mila voti del 1 milione e 212 mila che il partito aveva raccolto a maggio sancendo la leadership di Renzi uscita dalle primarie, non è una cosa da nulla. Nè riducibile ad un fatto locale.
Tanto più che è capitato in quello che è da sempre il cuore dell’Italia rossa, e, aggiungo, dell’Italia che nella partecipazione partitica ed elettorale riconosceva da sempre con orgoglio la sua cifra distintiva.
Tanto per capire quello che è capitato, immaginate un qualsiasi bar della civilissima Emilia. Ebbene su 10 avventori, andando a spanne e mettendo nel conto, come nelle primarie Pd, qualche sedicenne e gli immigrati, sono poco più di 3 quelli che hanno votato, e poco più di 1 l’avventore disposto a difendere la fatica che attende Bonaccini dichiarandosi elettore Pd.

Cosa pensa dell’accusa che gli elettori che hanno disertato i seggi siano in prevalenza quelli della sinistra tradizionale.

Anche se è plausibile che il disagio sia più intenso in questa componente, al momento mi sentirei solo di ipotizzare che il Pd abbia perso tra i suoi senza guadagnare tra gli altri.
Recuperando antiche abitudini sarebbe bene che da qualche parte sia lo stesso Renzi ad aprire una riflessione politica, fondata su analisi affidabili, ricordando che in Emilia più che in ogni altra regione è al partito nel suo insieme che il messaggio è stato indirizzato. Alla sua sinistra non meno che alla destra. Come dimenticare che se il Pd è il partito di Renzi, l’Emilia è ancora oggi la regione dei Bersani. Come dimenticare che il Presidente Bonaccini, uscito vincitore dalle urne, univa appunto nella sua vicenda le due linee a confronto, e che appunto per questo era stato riconosciuto come il candidato ufficiale nelle infelicissime primarie che sancendo la sua candidatura avevano annunciato qualche mese fa il disastro di ieri.

C’è chi ha incolpato le inchieste giudiziarie emiliane, chi una protesta contro gli sperperi delle Regioni.

Di certo hanno dato il loro contributo e un contributo importante. Le dimensioni del fenomeno sono state tuttavia così vaste che è impossibile spiegarlo con un solo fattore. Ci sta dentro di tutto, tutta la crisi presente.

La Lega doppia Forza Italia: è Salvini il leader naturale del nuovo centrodestra?

Certo rispetto a maggio la Lega è cresciuta, ma, in voti reali, è ancora lungi da sfondare il perimetro delle ultime regionali. Il dato più sicuro è la sconfitta, anzi la disfatta di Forza Italia. Questo è il problema centrale del sistema politico. Solo l’esistenza di una alternativa credibile può dare senso in democrazia da una parte alla competizione, e dall’altra alla scelta e alla partecipazione. Se la proposta è una sola, non c’è nè gara nè scelta. Questo il messaggio di ieri.

M5S dopo il boom delle politiche ormai sistematicamente frana. E’ già finito l’exploit di Grillo?

Frana è certo troppo. Anche perchè gli elettori grillini sono ancora in campo con i loro motivi e i loro argomenti. Diciamo che sembra esaurita la spinta propulsiva. Ed è confermato ancora una volta che nessuno riesce a sostituire Grillo quando lui non è direttamente in campo.

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